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Paragrafo 3 . La Palestina verso la pace.

La   guerra  del  kippur  (vedi  capitolo  Tredici,  paragrafo   2   e
Quattordici,  paragrafo  7),  anche  se  non  determin  modificazioni
territoriali,  ebbe  comunque  alcuni  effetti  significativi;   essa,
infatti, ridimension il mito dell'invincibilit di Israele, mentre la
decisione di chiudere il canale di Suez e bloccare le esportazioni  di
petrolio,  presa  in  quell'occasione  dagli  stati  arabi,  incentiv
l'impegno  diplomatico dei paesi occidentali, e degli Stati  Uniti  in
particolare,  per  una soluzione pacifica dell'intera  questione.   Un
passo  importante in questo senso venne compiuto dal premier  egiziano
Sadat; questi infatti, liberatosi dai legami con l'URSS e avvicinatosi
agli  Stati  Uniti, avvi trattative di pace con Israele,  e,  con  la
mediazione del presidente americano Jimmy Carter, sottoscrisse con  il
primo  ministro  israeliano Menahem Begin gli accordi  di  Camp  David
(residenza di vacanza del presidente degli Stati Uniti) nel  settembre
del  1978  e,  l'anno successivo, firm la pace separata con  Israele,
ottenendo la restituzione del Sinai.
L'iniziativa di Sadat venne condannata dai paesi arabi, in particolare
dai  fondamentalisti islamici, sostenitori dell'applicazione integrale
della  legge coranica, compresa la jihad, ossia la lotta armata contro
gli  infedeli.  Il  gruppo  fondamentalista dei  "fratelli  musulmani"
assassin Sadat nel 1981 nel corso di una parata militare al Cairo.
Nel  Libano,  frattanto, gli scontri armati tra  esercito  libanese  e
milizie  palestinesi si aggiungevano alle rappresaglie compiute  dagli
israeliani  contro i campi profughi dai quali partivano le  azioni  di
guerriglia sul territorio dello

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stato  ebraico.  Nel  giugno del 1982 truppe  israeliane  invasero  il
Libano  con l'intento di distruggere le basi dell'OLP; seguirono  duri
scontri  fino a quando l'ONU ottenne una cessazione delle  ostilit  e
decise  l'invio  di  una forza multinazionale composta  da  americani,
francesi  e  italiani,  che coordin l'esodo  di  12.000  guerriglieri
palestinesi.
Nel  corso  degli  anni  Ottanta l'OLP, guidata dal  presidente  Yasir
Arafat,  assunse  posizioni  pi moderate,  rinunciando  all'arma  del
terrorismo  e  mirando  ad una soluzione diplomatica  della  complessa
questione, basata sulla restituzione da parte di Israele dei territori
occupati  nel  1967  e  sulla  costituzione  in  essi  di  uno   stato
palestinese, e sul riconoscimento dello stato di Israele da parte  dei
palestinesi.    L'intransigenza   di   Israele   e   il    conseguente
allontanamento  di una soluzione politica, unitasi al disagio  per  le
pesanti  condizioni economiche e per la dura repressione  attuata  dai
militari  israeliani,  fece  esplodere  la  protesta  palestinese  nei
territori  occupati: dal dicembre del 1987 ebbe inizio l'intifada  (in
arabo  "sollevazione"), una rivolta di massa attuata tramite il lancio
di  pietre, bottiglie incendiarie, scioperi e manifestazioni.   Spinto
dalla  protesta  popolare, Arafat intensific le  iniziative  per  una
soluzione politica. Nel 1988, dopo aver proclamato la nascita  di  uno
stato  arabo nei territori occupati, annunci il riconoscimento  dello
stato di Israele e il diritto degli ebrei a vivere in pace. Ebbe  cos
inizio  un  travagliato  cammino verso la  pace.  Determinante  fu  la
vittoria  dei laburisti alle elezioni politiche israeliane  del  1992,
che  portarono  alla  formazione di un governo presieduto  da  Yitzhak
Rabin con Shimon Peres ministro degli esteri.
Il  13  settembre 1993 una storica stretta di mano tra Rabin ed Arafat
nel  giardino  della  Casa Bianca, alla presenza del  presidente  Bill
Clinton, sanc il raggiungimento dell'intesa tra l'OLP ed Israele, con
la  quale  venne stabilito che entro cinque anni, ritirate  le  truppe
israeliane   dai   territori  occupati  e  concessa   l'autonomia   ai
palestinesi in esse abitanti, avrebbe dovuto essere siglato  l'accordo
di  pace  definitivo. Il processo di pacificazione fu  osteggiato  sia
dalle frange oltranziste dell'OLP che dalla estrema destra israeliana.
Il  4  novembre del 1995 il premier israeliano Rabin venne assassinato
da  un aderente ad un movimento ultranazionalista israeliano nel corso
di una dimostrazione a sostegno dei negoziati di pace.
